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Il fegato va davvero disintossicato? Il punto su digiuno e diete detox

8 ott
Tempo di lettura: 4 min

Dopo le vacanze, dopo le feste o dopo un periodo di cene fuori, torna puntuale l'idea di «depurare il fegato»: un giorno di digiuno, qualche giorno a centrifughe, tisane drenanti, integratori che promettono di ripulire l'organismo. Il ragionamento è intuitivo: si è esagerato, quindi il fegato sarebbe «intasato» e andrebbe svuotato. Il fegato però non funziona così, e le prove a favore di queste pratiche sono molto più deboli di quanto lascino intendere.

Illustrazione editoriale: un fegato stilizzato tra un ramo d'ulivo, un piatto di verdure e legumi e un orologio, su sfondo verde salvia

Cosa fa davvero il fegato

Il fegato è uno degli organi metabolicamente più attivi del corpo. Tra le sue funzioni c'è la biotrasformazione: trasforma farmaci, alcol, prodotti del metabolismo e altre sostanze in forme che l'organismo può eliminare, attraverso la bile e quindi l'intestino, oppure attraverso i reni con le urine. È un lavoro continuo, che avviene ogni giorno, non solo quando si decide di fare un detox.

Il termine «tossine», molto usato nella comunicazione dei prodotti detox, raramente indica sostanze precise e misurabili. Ed è proprio questo uno dei problemi: se non si dice quale sostanza dovrebbe essere eliminata, non si può nemmeno verificare se un digiuno o una tisana la riducano davvero.

Le diete detox: cosa dicono gli studi

Nel 2015 una revisione critica pubblicata sul Journal of Human Nutrition and Dietetics ha analizzato le evidenze sulle diete detox, sia per l'eliminazione delle tossine sia per il controllo del peso. Gli autori non hanno trovato studi randomizzati controllati che valutassero l'efficacia delle diete detox commerciali nell'uomo. I pochi studi clinici disponibili erano piccoli e con limiti metodologici importanti, e le ricerche su singoli alimenti o composti con una possibile azione sull'eliminazione di sostanze inquinanti erano state condotte per lo più su animali.

In pratica: le diete detox promettono molto, ma finora hanno dimostrato poco.

E il digiuno? Il caso del fegato grasso

Il punto in cui digiuno e fegato si incontrano davvero, nella ricerca, è la steatosi epatica: l'accumulo di grasso nel fegato, che dal 2023 si chiama MASLD (malattia epatica steatosica associata a disfunzione metabolica, il nuovo nome della NAFLD). Qui è vero che ridurre l'apporto calorico e perdere peso, quando c'è sovrappeso, riduce il grasso nel fegato. La domanda è se il digiuno aggiunga qualcosa in più.

Lo studio TREATY-FLD, pubblicato nel 2023 su JAMA Network Open, ha seguito per 12 mesi 88 adulti con obesità e steatosi epatica. Entrambi i gruppi seguivano la stessa restrizione calorica (1500–1800 kcal al giorno per gli uomini, 1200–1500 per le donne): un gruppo mangiava solo tra le 8 e le 16, l'altro con orari normali. Il grasso nel fegato si è ridotto in entrambi i gruppi, senza differenze significative tra i due. Il beneficio, quindi, veniva dalla riduzione calorica e dalla perdita di peso, non dalla finestra oraria.

È un singolo studio, con i suoi limiti: il campione è piccolo, condotto in Cina su persone con obesità, e non valuta il digiuno di uno o due giorni proposto come «pulizia». Va però nella stessa direzione delle linee guida: conta il bilancio complessivo, non l'orologio. Del digiuno in ambito sportivo ho parlato invece in questo articolo.

Cosa raccomandano le linee guida

Le linee guida europee sulla MASLD, pubblicate nel 2024 da EASL, EASD ed EASO (le società europee di epatologia, diabetologia e obesità), indicano come base del trattamento la modifica dello stile di vita: una perdita di peso graduale se c'è sovrappeso o obesità, un'alimentazione di tipo mediterraneo, attività fisica regolare e la riduzione il più possibile del consumo di alcol. Digiuni «depurativi» e prodotti detox non fanno parte di queste indicazioni.

Sono consigli meno d'effetto di una «cura» di tre giorni, ma sono quelli supportati dalle prove, e soprattutto si possono mantenere nel tempo.

Quando fare attenzione

Digiuni prolungati e diete molto restrittive non sono adatti a tutti. Vanno valutati con il medico in caso di diabete, soprattutto se si usano insulina o farmaci che possono dare ipoglicemia, di terapie farmacologiche in corso, di gravidanza e allattamento, e in presenza di disturbi del comportamento alimentare, attuali o passati, per i quali regole rigide sul cibo possono essere controproducenti.

Anche quando queste condizioni non ci sono, digiunare per «compensare» qualche eccesso rischia di innescare un'alternanza di restrizione e compensazione che non aiuta né il fegato né il rapporto con il cibo.

In sintesi

Il fegato non ha bisogno di essere ripulito: lavora ogni giorno, insieme a reni e intestino. Le diete detox non hanno prove solide a sostegno e, quando c'è grasso nel fegato, a fare la differenza sono la riduzione calorica e la perdita di peso graduale, non il digiuno in sé. Le scelte di ogni giorno contano più di qualunque cura di pochi giorni.

Se vuoi valutare la tua situazione

Se hai ricevuto una diagnosi di fegato grasso, o gli esami mostrano valori da tenere d'occhio, il primo riferimento resta il medico. Il lavoro sull'alimentazione si costruisce poi su misura, partendo dagli esami già disponibili e dalle abitudini di ogni giorno. Ricevo su appuntamento a Cagliari e a Quartu Sant'Elena, e seguo anche online: trovi informazioni e contatti sul sito.

Fonti: Klein AV, Kiat H. Detox diets for toxin elimination and weight management: a critical review of the evidence. J Hum Nutr Diet, 2015 (PubMed). Wei X et al. Effects of Time-Restricted Eating on Nonalcoholic Fatty Liver Disease: The TREATY-FLD Randomized Clinical Trial. JAMA Netw Open, 2023 (doi:10.1001/jamanetworkopen.2023.3513). EASL–EASD–EASO Clinical Practice Guidelines on the management of metabolic dysfunction-associated steatotic liver disease (MASLD). J Hepatol, 2024.

 
 
 

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